Il vero horror dietro ad un film non horror

Il lato oscuro de Il Mago di Oz (1939)

Il Mago di Oz è uno dei film più iconici e amati della storia del cinema. Uscito nelle sale statunitensi il 25 agosto 1939, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento assoluto per il cinema fantastico. Diretto da Victor Fleming e tratto dall’omonimo romanzo di L. Frank Baum, il film racconta la straordinaria avventura di Dorothy Gale, una giovane ragazza del Kansas che, dopo essere stata travolta da un tornado, si ritrova nel magico regno di Oz.

Per tornare a casa, Dorothy dovrà seguire il leggendario sentiero di mattoni gialli, incontrare il misterioso Mago di Oz e affrontare la temibile Strega dell’Ovest, mentre ai suoi piedi brillano le celebri scarpette di rubino diventate uno degli oggetti più iconici della storia del cinema.

Un capolavoro tecnico e musicale

All’epoca della sua uscita Il Mago di Oz fu accolto come una vera rivoluzione visiva. L’uso del Technicolor contribuì a creare un immaginario fiabesco mai visto prima sul grande schermo. Indimenticabili anche i personaggi che accompagnano Dorothy nel viaggio: lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta e il Leone Codardo.

Fondamentale fu anche la colonna sonora guidata dalla straordinaria Over the Rainbow interpretata da Judy Garland destinata a diventare una delle canzoni più famose di tutti i tempi. Il film ricevette cinque nomination agli Oscar vincendone due (miglior colonna sonora e miglior canzone originale) e ottenendo anche un premio speciale per la giovane protagonista.

Eppure nonostante il successo critico il film non brillò immediatamente al botteghino: incassò circa 3 milioni di dollari una cifra deludente se confrontata con il budget altissimo di 2,7 milioni che lo rese la produzione MGM più costosa dell’epoca. Solo negli anni successivi grazie alle repliche televisive Il Mago di Oz sarebbe diventato un autentico mito popolare.

Il lato oscuro del regno di Oz

Dietro i colori sgargianti e la magia senza tempo il set de Il Mago di Oz nascondeva però una realtà molto più inquietante. Abusi, incidenti e pratiche oggi impensabili hanno segnato profondamente la produzione. Prima ancora di parlare dei singoli attori c’è un elemento comune a tutti che rende questo dietro le quinte particolarmente disturbante: l’amianto.

Quando la neve era un pericolo mortale

Negli anni ’30 l’industria cinematografica era ancora lontana dagli standard di sicurezza odierni. Ricreare ambientazioni naturali come la neve era una sfida tecnica enorme. Inizialmente si utilizzavano grandi quantità di cotone per simulare paesaggi innevati, mentre per le tempeste si ricorreva a pasticche digestive polverizzate sparse nell’aria con potenti ventilatori.

Il risultato poteva sembrare realistico ma le conseguenze erano tutt’altro che innocue: le polveri inalate causavano irritazioni, problemi respiratori e malesseri diffusi tra attori e troupe.

Si sperimentarono anche soluzioni alternative come cornflakes dipinti di bianco che però producevano un rumore fastidioso sotto i piedi rendendo inutilizzabili le registrazioni audio e obbligando a lunghe sessioni di doppiaggio.

In questo contesto di improvvisazione l’amianto apparve come la soluzione perfetta: economico, realistico e silenzioso. Solo decenni dopo si sarebbe compresa la reale pericolosità di questo materiale oggi riconosciuto come altamente cancerogeno. Materiale che venne utilizzato nella celebre scena del campo di papaveri la neve finta era in realtà crisotilo, una forma di amianto altamente cancerogena, utilizzata senza alcuna protezione e dove i protagonisti ne sono ricoperti.

Uno dei capitoli più controversi della storia degli effetti speciali cinematografici.

Attori sotto pressione (e in pericolo)

Le condizioni sul set furono durissime anche per il cast.

Judy Garland: il prezzo della fama

Judy Garland aveva appena 16 anni quando interpretò Dorothy. Il produttore Louis B. Mayer la sottopose a una dieta estrema a base di brodo di pollo e caffè nero. Le venivano somministrate anfetamine (Dexedrine) per ridurre l’appetito e barbiturici per dormire, mentre veniva incentivata a fumare numerose sigarette al giorno. I dirigenti degli studios arrivavano persino a insultarla, chiamandola “maialino grasso con le trecce”.

Per farla sembrare più infantile, le fecero indossare un corsetto di ferro sotto il vestito. Le iconiche scarpette di rubino erano di diversi numeri più piccoli, tanto dolorose che fuori campo l’attrice doveva sostituirle con semplici pantofole.

Costumi e trucco da incubo

Il Leone Codardo, interpretato da Bert Lahr, indossava un costume fatto con oltre 10 chili di vera pelliccia di leone, che lo faceva sudare copiosamente e sprigionava un odore insopportabile. Inoltre il pesante trucco che aveva sul viso gli impediva di bere e mangiare tra una ripresa e l’altra o durante le pause.

Il primo Uomo di Latta, Buddy Ebsen fu ricoverato sotto una tenda di ossigeno per una grave intossicazione causata dalla polvere di alluminio del trucco. Venne sostituito da Jack Haley che riportò comunque seri problemi agli occhi.

Ray Bolger lo Spaventapasseri indossava una maschera in gomma incollata al volto che gli lasciò cicatrici permanenti.

Margaret Hamilton la Strega dell’Ovest subì i danni peggiori: il trucco verde a base di ossido di rame le rovinò la pelle per mesi. Durante una scena pirotecnica una fiamma partì in anticipo e l’attrice rimase intrappolata riportando ustioni di terzo grado e trascorrendo sei settimane in ospedale.

Anche il cane Terry che interpretava Toto venne accidentalmente calpestato da un attore che interpretava una guardia slogandogli una zampa e dovette essere sostituito per due settimane.

Miti, leggende e verità

Gli attori affetti da nanismo che interpretavano i Mastichini vivevano in condizioni difficili. Sul set si verificarono episodi di ubriachezza e comportamenti inappropriati mentre alcuni di loro provenivano da storie personali traumatiche: diversi erano fuggiti dalla Germania nazista dove le persone con disabilità venivano perseguitate.

Una delle leggende più famose parla di una comparsa che si sarebbe suicidata impiccandosi sul set. In realtà la figura visibile in una scena del film è semplicemente un uccello tropicale preso in prestito dallo zoo di Los Angeles.

Un capolavoro a caro prezzo

Il Mago di Oz resta un’opera immortale capace di incantare generazioni di spettatori. Ma oggi sappiamo che la sua magia è stata costruita anche attraverso sofferenze reali, abusi e rischi enormi che non possono e non devono essere dimenticati.

Insomma un vero horror dietro alle quinte di un capolavoro che ha segnato la storia del cinema.

Andrea Cardinale
Andrea Cardinale
Designer nel campo della grafica e del video con da sempre la passione per il cinema horror, i film slasher e i cattivi dei film. La serata ideale divano, gatto, cibo e film horror
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