Il Caso Alyssa Bustamante

La teenager assassina che sconvolse l’America

Nel panorama del true crime, ci sono storie che colpiscono per la loro crudeltà, ma ce ne sono alcune che gelano il sangue per un altro motivo: l’età dell’autore del crimine. Il caso di Alyssa Bustamante è uno di questi. Una ragazzina, una comunità tranquilla, e un omicidio che sembrava senza movente. Una combinazione inquietante che ha sconvolto l’America.

Una vita apparentemente normale

Siamo a St. Martins, Missouri, nel 2009. Alyssa Bustamante ha 15 anni e dall’esterno appare come una ragazza qualsiasi: va a scuola, ha amici, si occupa dei fratellini, posta su YouTube e social come qualsiasi adolescente. Ma dietro quell’immagine ordinaria si nascondeva un mondo interiore profondamente disturbato.

Alyssa soffriva di depressione e aveva una storia familiare complicata.

Nel 2002 lei e i suoi tre fratelli minori furono presi in custodia dai nonni Gary e Karen Brooke, sua madre Michelle era assente e tossicodipendente, il padre Caesar in prigione dove stava scontando una pena per aggressione. I nonni, che cercavano di offrirle una vita stabile. Tuttavia, dietro le porte chiuse, Alyssa parlava spesso di autolesionismo, pensieri suicidi e morte, fino a quando nel 2007 non venne ricoverata in ospedale per un tentato suicidio.

Sul suo profilo YouTube, Alyssa condivideva dettagli inquietanti, elencando tra i suoi presunti hobby anche frasi allarmanti come tagliare e uccidere persone. I suoi contenuti sui social media riflettevano lo stesso tono disturbante: in uno degli scatti più discussi, si mostrava con finte tracce di sangue attorno alla bocca, mentre imitava con la mano una pistola puntata alla tempia. O in altri video spingeva uno dei sui fratelli a stringere tra le mani un recinto elettrificato per il bestiame, come una spece di sfida tra lei ed il fratello, per poi deriderlo una volta presa la scossa.

Il giorno dell’orrore

Il 21 ottobre 2009, Elizabeth Olten, una bambina di 9 anni, scomparve mentre tornava a casa dopo aver giocato con un’amica del vicinato. L’allarme scattò immediatamente: la famiglia sapeva che Elizabeth non si sarebbe mai allontanata volontariamente. La comunità si mobilitò per cercarla.

Elizabeth Olten la vittima

Dopo alcuni giorni di indagini e interrogatori, Alyssa fu chiamata a parlare con la polizia. Inizialmente negò tutto, ma poi cambiò versione. Infine, confessò il crimine che scioccò anche gli investigatori più esperti.

La confessione agghiacciante

Alyssa attirò Elizabeth nel bosco dietro casa sua con una scusa innocente. Una volta lì, iniziò a colpirla con calci e pugni fino a che la piccola non svenne strangolò, e successivamente le tagliò la gola con un coltello e la seppellì in una fossa che aveva scavato giorni prima, fossa che si pensa essere destinata ad uno dei suoi fratelli. Un dettaglio che fece rabbrividire tutti: aveva preparato il delitto in anticipo.

Da li a poco tempo i sospetti caddero proprio su Alyssa che era stata vista con la bambina poche ore prima che Elizabeth sparisse. La polizia si recò a casa di Alyssa, la quale in maniera fredda e distaccata confesso tutto e portò la polizia dove aveva ucciso e poi sepolto la piccola bambina.

Ma ciò che rese il tutto ancora più inquietante fu il contenuto del diario personale di Alyssa. Una nota datata 21 ottobre 2009, la notte dell’omicidio, scrisse:

"Ho appena ucciso qualcuno, cazzo. L'ho strangolata, gli ho tagliato la gola e l'ho pugnalata, ora è morta. Non so come mi sento in questo momento. È stato incredibile. Appena superi la sensazione di "oh mio dio, non ce la faccio", è piuttosto piacevole. Sono un po' nervosa e tremante in questo momento, però. Ok, devo andare in chiesa ora... lol"

Una frase fredda, dissociata dalla realtà, che mostrava l’assenza di rimorso. Il movente? Nessuno apparente. Quando le fu chiesto il motivo, Alyssa rispose che voleva sapere cosa si provasse ad uccidere qualcuno.

Alyssa Bustamante in tribunale

Il processo e la condanna

Inizialmente accusata come minorenne, Alyssa fu poi processata come adulta. Nel 2012, si dichiarò colpevole di omicidio di secondo grado e fu condannata a ergastolo con possibilità di libertà condizionata. Una sentenza che divise l’opinione pubblica: alcuni ritenevano che Alyssa fosse una vittima delle sue circostanze, altri vedevano in lei un pericolo sociale da non lasciare mai libero.

Nel 2024, Alyssa Bustamante ha ottenuto un’udienza per la libertà vigilata, suscitando forti polemiche. La possibilità si è aperta grazie al Senate Bill 26, una legge del Missouri pensata per offrire una seconda possibilità ai detenuti minorenni, permettendo loro di accedere alla libertà vigilata anticipata. Tuttavia, questa legge escludeva espressamente chi era stato condannato per omicidio di primo grado, ma non chi aveva ricevuto una condanna per omicidio di secondo grado, come nel caso di Bustamante.

Alla fine, la libertà vigilata le è stata negata. Ma anche in caso contrario, Alyssa non sarebbe comunque uscita di prigione: deve infatti scontare una pena consecutiva di 30 anni, oltre all’ergastolo. Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere rilasciata non prima del 2059, all’età di 65 anni.

Attualmente sta scontando la sua pena presso il Chillicothe Correctional Center a Chillicothe, Missouri.

Il 19 ottobre 2012 è uscito un film thriller liberamente ispirato al caso, intitolato My Name Is ‘A’ di Anonymous.

The Scary Basement
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Appassionati di cinema horror da sempre, un blog dedicato a questo affascinante e inquietante genere cinematografico. L'obiettivo è creare una comunità di appassionati dove condividere la passione per il brivido e l'inquietudine, esplorando tutte le sfumature e i sottogeneri del cinema horror.
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