Immaginate un giorno come tutti gli altri, vi svegliate per recarvi al lavoro ma stranamente quel giorno iniziate a vedere per le strade zombie, vampiri e lupi mannari che si aggirano tra la gente e non si conosce la causa della loro comparsa. Questa è la base di
Death Valley.
Ambientata in una San Fernando Valley alternativa, Death Valley ci presenta un mondo dove il soprannaturale è talmente normale che convive con crimini ben più banali come rapine e spaccio. Zombie, vampiri e lupi mannari sono parte del paesaggio urbano, un fastidio pubblico che la società ha imparato a tollerare. La serie, andata in onda nel 2011 per una sola stagione da 12 episodi, tramessa su MTV e su MTV Italia dal 10 aprile 2012, racconta le disavventure della Undead Task Force, una squadra di poliziotti che si occupa di crimini soprannaturali, il tutto con lo stile di un mockumentary alla Cops. L’ironia nera, il gore leggero e l’umorismo assurdo creano un mix che ha conquistato, seppur in piccolo, un suo pubblico di culto.

Death Valley nel suo piccolo ha conquistato la sua propria fanbase e col senno di poi meriterebbe di essere ricordata come una delle migliori commedie horror pre-boom del genere televisivo di metà anni 2010. Ispirata dichiaratamente all’iconico episodio X-Cops di X-Files, la serie rappresentava una ventata d’aria fresca in un panorama dominato da drammi soprannaturali seriosi e patinati.
A rendere Death Valley così particolare era soprattutto il suo approccio ai cacciatori di mostri: niente prescelti, poteri speciali o agenti super addestrati. Solo poliziotti comuni, con equipaggiamento assurdo quanto rudimentale: torce UV, paletti retrattili, mazze da baseball e persino lanciagranate, costretti a fronteggiare creature notturne che a conti fatti la società ha imparato semplicemente a tollerare. Nel mondo della serie, infatti, zombie e vampiri circolano da circa un anno senza che nessuno abbia capito davvero come o perché. Sono diventati un fastidio pubblico al pari di episodi di ubriachezza molesta o atti vandalici.
Questa naturalezza con cui il soprannaturale si integra nella vita quotidiana è una delle trovate più riuscite dello show. Le transizioni di scena mostrano cittadini che fanno la spesa mentre sullo sfondo un morto vivente divora un’auto, oppure lupi mannari che finiscono nei guai per non aver rispettato il coprifuoco. Tutto contribuisce a costruire un mondo assurdo ma credibile amplificato dalla narrazione in stile documentario.

Molti episodi però usano vampiri e zombie come metafore di problemi reali; HIV, guida in stato di ebbrezza, dipendenze con punte satiriche anche piuttosto taglienti. Si arriva persino a incontrare prostitute vampiriche che vendono un sorso di sangue, a metà strada tra body horror e denuncia sociale. Il tono rimane leggero ma alcune immagini colpiscono più del previsto.
Il cuore della serie resta comunque il cast: l’entusiasmo delirante di John-John (Texas Battle), la normalità sincera di Joe Stubeck (Charlie Sanders), la recluta tosta Kirsten (Caity Lotz) e soprattutto il Capitano Dashell, interpretato da un Bryan Callen in stato di grazia nonostante battute che già nel 2011, risultavano un po’ oltre le righe. La loro dinamica faceva immaginare con facilità diverse stagioni aggiuntive, come una sorta di Brooklyn Nine-Nine immerso nell’horror low-budget.
Un elemento insolito ma riuscito è anche la presenza attiva della troupe del documentario, spesso coinvolta nell’azione e in pericolo quanto i poliziotti. È un dettaglio simpatico, anche se mette in luce alcune incoerenze nelle riprese e nelle inquadrature, un difetto comune alla maggior parte dei mockumentary.

La serie non è priva di problemi: qualche gag è invecchiata male, certi stereotipi risultano discutibili e le sequenze d’azione soffrono visibilmente del budget limitato. Ma sono difetti che, con più stagioni a disposizione, sarebbero stati probabilmente smussati. E nonostante tutto, Death Valley rimane un esperimento curioso e riuscito, soprattutto per chi ama il mix di commedia e horror senza pretese.
Oggi le probabilità di un revival sono minime, ma resta la sensazione che la serie avesse ancora molto da dire. E forse è proprio per questo che vale la pena recuperarla: perché dietro al suo tono ironico c’è un’idea inquietante e potentissima: anche se vampiri, lupi mannari e zombie fossero reali, la maggior parte di noi dovrebbe comunque alzarsi la mattina e andare a lavorare.
Al termine della prima stagione la serie non è stata rinnovata per stagioni successive.
Il creatore dello show, Spider One, ha annunciato la cancellazione tramite Twitter nel marzo 2012, meno di un anno dopo la prima stagione.






