Il sequel di Finchè morte non ci separi riparte esattamente dal punto in cui tutto era finito. Grace MacCaulley interpretata da Samara Weaving si allontana dalla casa dei Le Domas ormai ridotta in cenere. Accende una sigaretta. Respira. Poi arriva la realtà. I paramedici la portano via e la corsa finisce in ospedale. Qui le cose si complicano subito. Grace viene accusata di omicidio per quanto accaduto nel primo film. E soprattutto si ritrova davanti sua sorella Faith interpretata da Kathryn Newton. Il loro rapporto è teso. Freddo. Mai davvero risolto. Il litigio è immediato e mette in chiaro che il passato tra loro pesa ancora. Ma non c’è tempo per scavare troppo. Un nuovo gioco sta per iniziare. E questa volta è ancora più grande.

Grace viene rapita dall’ospedale. A quel punto entra in scena l’avvocato del misterioso signor Le Bail interpretato da Elijah Wood. La spiegazione è semplice e inquietante. Vincere contro i Le Domas ha lasciato vacante un posto di potere. Ora le famiglie più ricche del mondo devono sfidarsi. L’obiettivo è uno solo. Uccidere Grace. L’ambientazione si espande.
Il film apre le porte a una sorta di società segreta globale. Nuove regole. Nuovi limiti. Nuovi nemici. Tra questi spiccano i gemelli Danforth interpretati da Sarah Michelle Gellar e Shawn Hatosy insieme ad altri personaggi pronti a tutto pur di conquistare il potere. L’idea funziona. Almeno all’inizio. Il mondo si allarga e il tema resta quello di sempre. Distruggere i ricchi e il loro sistema. Un’escalation che strizza l’occhio a universi narrativi sempre più complessi. Ma qui nasce il limite. Espandere troppo il contesto rischia di trasformare tutto in una ripetizione. Le nuove regole vengono spiegate fin troppo.

I personaggi si moltiplicano ma non lasciano il segno. E la storia finisce per ricalcare quella del primo capitolo. Più grande non significa migliore. In questo caso lo dimostra chiaramente. Il rapporto tra Grace e Faith avrebbe potuto essere il cuore emotivo del film. Ci sono momenti interessanti. Dialoghi che sfiorano temi profondi come identità e ambizione. Ma restano solo accenni. Idee lasciate a metà. Ogni volta che qualcosa prende forma la scena cambia direzione. Nonostante questo il film riesce comunque a intrattenere.
Le sequenze di caccia funzionano. Gli inseguimenti sono più folli. L’umorismo è più fisico e spesso sopra le righe. E Samara Weaving resta il vero punto di forza. Nel complesso Finchè morte non ci separi 2 è un sequel che divide. Offre più sangue. Più caos. Più ambizione. Ma meno freschezza. È divertente mentre lo guardi. Poi però lascia poco. Un’occasione parzialmente mancata. Che avrebbe potuto brillare di più se avesse osato davvero cambiare le regole del gioco. Grace è sopravvissuta. Ma il gioco non è finito.





