Grace of God: Q&A con i protagonisti

Grace of God, nuovo titolo dell’horror folk a sfondo religioso (qui il link all’articolo) realizzato con un budget contenuto farà il suo debutto grazie alla distribuzione di Bayview Entertainment. Ambientato nei primi anni settanta ruota attorno a una comunità isolata dal mondo esterno i Children of Light, un culto dalle tinte apocalittiche, dove una ragazzina di appena 13 anni inizia a incrinare poco alla volta le certezze religiose su cui è stata cresciuta.

Abbiamo fatto qualche domanda a Junie Liv Thomasson, protagonista di Grace of God, a Juanito Blazquez e a Dante B.Salazar e questo è quello che ci raccontano riguardo al film:

Junie Liv Thomasson

Grace of God racconta una storia in cui fede, paura e manipolazione si intrecciano continuamente. Qual è stato l’aspetto più complesso da interpretare nel vostro personaggio e come vi siete preparati per affrontarlo?

Junie Liv Thomasson:
La parte più difficile per me è stata entrare nella mente di Grace. Ho fatto altri film horror dove c’erano più sangue, azione e momenti fisici, quindi ero abituata a un tipo di paura diverso. Con Grace, invece, la paura è più legata a quello che succede dentro di lei e a tutto ciò che vive a livello emotivo.
Ho dovuto concentrarmi molto sui suoi sentimenti e cercare di capire perché reagisce in certi modi. È stato anche impegnativo perché dovevo imparare alcune citazioni della Bibbia e comprendere meglio il lato religioso della storia. Non sono abituata a interpretare personaggi per cui la fede è una parte così importante della loro identità, quindi è stata un’esperienza molto interessante.
Anche i costumi sono stati una vera sfida. Gli abiti d’epoca erano bellissimi, ma correre con quei vestiti non era sempre facile! Ho molto rispetto per le persone che li indossavano ogni giorno, perché non erano proprio pensati per correre su un set di un film horror.

Juanito Blazquez:
La parte più complessa è stata sicuramente mantenere un’espressione seria mentre affrontavo tutta quella pesante manipolazione psicologica. Essendo una persona che solitamente usa la comicità per alleggerire la tensione, ho dovuto completamente mettere da parte il mio comico interiore.
Per prepararmi, ho dovuto praticamente isolare la mia personalità e immergermi completamente in questo spazio oscuro e psicologico. È stata una enorme crescita per me come attore: dimostrare a me stesso, e all’industria, che posso affrontare una grande profondità psicologica con la stessa naturalezza con cui posso creare una buona battuta.

Dante B.Salazar:
Penso che la parte più difficile sia stata resistere alla tentazione di vedere il personaggio in termini semplicistici. In una storia come Grace of God, in cui fede, paura e manipolazione sono così strettamente legate, ogni decisione nasce da una situazione emotivamente complessa. Il mio compito era capire perché il personaggio facesse determinate scelte, piuttosto che giudicarle.
Per prepararmi, ho dedicato molto tempo alla sceneggiatura, cercando di andare oltre i dialoghi per comprendere ciò che accadeva sotto la superficie. Ho anche avuto molte conversazioni con il regista sul percorso emotivo e sulle motivazioni del personaggio. Questo mi ha aiutato ad affrontare ogni scena con sincerità e vulnerabilità, confidando nel fatto che, rimanendo fedele al suo punto di vista, il pubblico avrebbe potuto trarre le proprie conclusioni.

Juanito Blazquez

Il film è ambientato all’interno di una comunità religiosa isolata negli anni Settanta. Quanto è stato importante costruire la credibilità di questo microcosmo e in che modo il lavoro sul set vi ha aiutato a entrare in quell’atmosfera così opprimente?

Junie Liv Thomasson:
È stato molto importante perché il pubblico deve credere che questa comunità sia reale. Ha le sue regole, il suo modo di pensare e le sue convinzioni.
Il bosco e il luogo delle riprese ci hanno aiutato moltissimo perché appena arrivavamo sul set sembrava davvero di essere entrati in un altro mondo. Era molto diverso dai set horror a cui ero abituata. Di solito aspetti che succeda qualcosa di spaventoso, ma in questo film è l’atmosfera stessa a creare la paura.
Essere circondati dalla natura, l’isolamento e la sensazione che i personaggi fossero lontani dal mondo esterno mi hanno aiutato molto a capire l’esperienza di Grace e il mondo in cui vive.

Juanito Blazquez:
La credibilità è tutto in un film come questo. Se il pubblico non crede nella setta, l’orrore perde la sua forza.
Fortunatamente, la scenografia era impeccabile: il set aveva un’atmosfera così pesante e opprimente che ti sentivi intrappolato nel momento stesso in cui entravi. Per me la sfida era non rompere mai l’illusione.
Sono il tipo di persona che normalmente fa battute tra una ripresa e l’altra per mantenere alto il morale, ma l’atmosfera era così meravigliosamente inquietante che ho finito per usarla come energia per la mia interpretazione. È stata come una masterclass sulla recitazione basata sull’atmosfera.

Dante B.Salazar:
Era fondamentale. Il pubblico deve credere che questa comunità esista davvero e funzioni secondo regole proprie; altrimenti, la posta in gioco emotiva della storia non risulta credibile. Non stavamo semplicemente creando un’ambientazione: stavamo costruendo un’intera visione del mondo in cui fede, tradizione e autorità influenzavano ogni aspetto della vita quotidiana.
Anche il lavoro sul set ha contribuito molto. L’atmosfera, i costumi, le location e il modo in cui tutto era costruito rendevano naturale entrare in quello stato mentale e sentirsi parte di quella comunità.

Dante B.Salazar

Al di là degli elementi horror, il film affronta temi universali come il controllo psicologico, la perdita dell’innocenza e la ricerca della propria identità. C’è un messaggio o un aspetto della storia che vi ha colpito particolarmente durante le riprese?

Junie Liv Thomasson:
Quello che mi ha colpito di più è stato il viaggio di Grace e il modo in cui cerca di capire chi è veramente. Sta crescendo in un luogo dove altre persone cercano continuamente di dirle cosa deve credere e come dovrebbe comportarsi.
Penso che la religione possa essere qualcosa di molto bello e importante per molte persone, e questo film mostra anche quanto possano essere potenti le convinzioni personali. Ma esplora anche cosa può succedere quando qualcuno usa le proprie convinzioni per controllare gli altri. Interpretare Grace mi ha fatto pensare a quanto sia importante per tutti avere una propria voce ed essere liberi di fare domande. Credo che sia una delle cose che rende questa storia più grande di un semplice film horror.

Juanito Blazquez:
La ricerca dell’identità mi ha colpito molto, soprattutto perché durante le riprese stavo vivendo anche la mia personale crisi d’identità interpretando qualcuno così diverso da me.
Ma parlando seriamente, vedere quanto facilmente le persone possano perdere il proprio senso di sé sotto la giusta pressione è stato affascinante. Mi ha fatto capire quanto sia importante rimanere con i piedi per terra e restare fedeli a sé stessi.
È un messaggio forte, ma dà al film un livello di profondità che lo eleva oltre un normale film basato solo sugli spaventi improvvisi, trasformandolo in una vera opera psicologica.

Dante B.Salazar:
Ciò che mi ha colpito di più è quanto la storia risulti attuale, nonostante sia ambientata negli anni Settanta. In fondo, non parla soltanto di horror, ma del modo in cui la paura e il controllo possono plasmare l’identità di una persona e influenzare le scelte che compie. Penso che sia qualcosa in cui il pubblico possa riconoscersi in molti contesti diversi.

Grace of God mescola folk horror, thriller psicologico e horror religioso. Come avete vissuto questa contaminazione di generi e cosa pensate renda il film diverso rispetto ad altre produzioni horror indipendenti?

Junie Liv Thomasson:
Per me è stato un tipo di horror molto diverso perché ho fatto film dove c’erano più azione, più sangue e un elemento fisico molto forte. Questo invece è un film dove la tensione cresce lentamente e la paura arriva in un modo diverso.
Mi è piaciuto il fatto che non cercassimo solo di sorprendere o spaventare il pubblico con scene intense. Il film entra nella tua mente e crea quella sensazione che qualcosa non sia completamente giusto.
L’ambientazione anni Settanta, i temi religiosi e lo stile folk horror lo rendono molto particolare. Per me è stato divertente perché mi ha sfidata come attrice in un modo nuovo. Inoltre ho potuto indossare dei costumi davvero belli, anche se non erano sempre facilissimi con cui muoversi!

Juanito Blazquez:
È stato come un cocktail caotico e bellissimo. Di solito l’horror indipendente sceglie una sola direzione e rimane su quella strada, ma Grace of God unisce i generi senza paura e senza compromessi. Ciò che rende il film diverso — oltre, naturalmente, alla mia straordinaria interpretazione — è che non si affida semplicemente al sangue e alla violenza. Il film gioca con la mente dello spettatore.
È intelligente, elegante e possiede questa atmosfera vintage anni Settanta che lo fa sembrare un potenziale cult immediato. È esattamente il tipo di progetto ambizioso al quale voglio essere associato mentre costruisco la mia carriera.

Dante B.Salazar:
Quello che ho trovato più interessante è che il film non si affida mai a un solo tipo di horror. La tensione psicologica, gli elementi folk horror e i temi religiosi lavorano insieme per creare un senso di inquietudine che cresce progressivamente nel corso della storia. L’orrore nasce tanto dai personaggi e dalle loro relazioni quanto da ciò che si vede effettivamente sullo schermo.
Credo che sia proprio questo equilibrio tra i generi a rendere Grace of God diverso da molte altre produzioni horror indipendenti.

Senza anticipare troppo della trama, quale scena o momento del film vi ha lasciato maggiormente il segno come interpreti e perché pensate che rimarrà impresso anche negli spettatori?

Junie Liv Thomasson:
Uno dei momenti che sicuramente ricorderò è quando Grace deve entrare nel lago completamente vestita. Sullo schermo è una scena molto bella, ma girarla è stata sicuramente un’esperienza!
L’acqua era fredda, i vestiti diventavano pesantissimi e, con il fango, non era proprio facile riuscire a uscire dal lago. Ricordo di aver pensato: “Ok, questo è molto più difficile di quanto sembrava scritto nella sceneggiatura!” Però, sinceramente, è stato anche molto divertente e mi ha sicuramente svegliata, haha.
Sono proprio questi i momenti che ricordi quando fai un film, perché tutti lavorano insieme per creare qualcosa di speciale. Penso che il pubblico ricorderà quella scena perché sembra vera e perché si può sentire tutto quello che Grace sta vivendo in quel momento.

Juanito Blazquez:
C’è una scena specifica di un rituale in cui la tensione nella stanza era così intensa che sembrava quasi di poterla tagliare con un coltello.
Come attore, sogni quei momenti in cui il confine tra recitazione e realtà si confonde, e quello è stato uno di quei momenti. Eravamo tutti completamente immersi nella scena.
Penso che rimarrà impressa nel pubblico perché è visivamente straordinaria ma allo stesso tempo profondamente disturbante a livello psicologico. Quando inizieranno i titoli di coda, le persone non parleranno soltanto della trama, ma anche della pura intensità che abbiamo portato sullo schermo.

Dante B.Salazar:
Senza rivelare troppo, c’è una sequenza in cui la tensione emotiva raggiunge un punto in cui quasi non c’è bisogno di dire nulla. È uno di quei momenti in cui il silenzio, le interpretazioni e l’ambiente raccontano da soli l’intera storia.
Come attore, sono queste le scene che ricordi, perché richiedono una fiducia totale negli altri membri del cast, nel regista e nel materiale. Credo che rimarrà impressa anche nel pubblico proprio per questa intensità emotiva: è una scena che comunica moltissimo senza bisogno di grandi spiegazioni.

Andrea Cardinale
Andrea Cardinale
Designer nel campo della grafica e del video con da sempre la passione per il cinema horror, i film slasher e i cattivi dei film. La serata ideale divano, gatto, cibo e film horror
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